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DAVILA  Enrico Caterino (1576-1631) - VAREN Basilio de Soto

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HISTORIA DE LAS GUERRAS CIVILES DE FRANCIA, DE ENRICO CATERINO DAVILA, NOBLE CAVALLERO DE CHIPRE,... CON LAS DICIONES A LA HISTORIA ESCRITAS POR EL DICHO M.R.P. BASILIO VAREN DE SOTO, DESDE EL ANO DE 1598. HASTA EL ANO DE 1630. NUEVA IMPRESSION, ENRIQUECIDA CON LINDAS FIGURAS Y RETRATOS.

Specifiche

  • Autore:

    DAVILA  Enrico Caterino (1576-1631) - VAREN Basilio de Soto

  • Titolo:

    HISTORIA DE LAS GUERRAS CIVILES DE FRANCIA, DE ENRICO CATERINO DAVILA, NOBLE CAVALLERO DE CHIPRE,... CON LAS DICIONES A LA HISTORIA ESCRITAS POR EL DICHO M.R.P. BASILIO VAREN DE SOTO, DESDE EL ANO DE 1598. HASTA EL ANO DE 1630. NUEVA IMPRESSION, ENRIQUECIDA CON LINDAS FIGURAS Y RETRATOS.

  • Luogo: AMBERES
  • Editore: JUAN BAUTISTA VERDUSSEN
  • Data: 1686
  • Formato: In-folio (mm 330x205)
  • Cfr. Bibliografico: Cfr. Palau 50279: "(la segunda edición) es preferible por la belleza tipográfica". Buchnummer des Verkäufers 1245

Prezzo: € 1.200,00



Descrizione prodotto

Legatura coeva in piena pelle spruzzata; al dorso, autore e titolo in oro su tassello rosso, agli socmparti, fregi e lettera V in oro; tagli rossi. 1 carta bianca; occhietto; frontespizio con titolo in rosso e nero con ampia impresa tipografica incisa con, al verso, incisione a piena pagina firmata da G. Bouttats, raffigurante grandiosa edicola di dedica a Don Ftancosco Antonio De Agurto; altro frontespizio con titolo "ADICIONES A LA HISTORIA DE LAS GUERRAS CIVILES DE FRANCIA..." e ampia marca tipografica a  silografia; 4 pagine non numerate; 690 pagine numerate; 14 pagine non numerate per indice delle cose notabili con un bel fregio a silografia all'ultima pagina; 207 pagine numerate; 5 pagine non numerate per le cose notabili con ampio fregio tipografico all'ultima; 1 carta non numerata con, al recto, impresda tipografcia incisa, bianco il verso, All'interno, 24 ritratti incisi fuori testo e 3 tavole incise su doppia pagina: una raffigura l'assassinio di Enrico IV, una seconda, la festa per l'inmgresso a Parigi di Alessandro Farnese, la terza, il massacro degli Ugonotti il 24 agosto del 1572. Testo in spagnolo tradotto dall'italiano su due colonne, le belle illustrazioni formate da Gaspar Bouttats. II rara edizione.

Cfr. Treccani, Dizionario Biografico: "Ense stiloque potens, infelix concidit illo, sed stetit hoc felix perpetuumque manet", compendia un distico di Baldassarre Bonifacio. La Storia, dunque, quale lascito perenne del D., quale monumento insopprimibile della sua sopravvivenza. Dopo uno stringatissimo excursus sulla più che millenaria vicenda che va dall'elezione di Faramondo alla morte di Enrico II di Valois, inizia la narrazione vera e propria che, in 15 libri (vistoso, però, lo squilibrio distributivo interno: i primi 6 libri vanno dal 1560 al 1578, condensati sbrigativamente alla fine del sesto gli anni 1578-84, dettagliati e diffusi i libri successivi sul periodo che il D. ha avuto "comodità d'osservare con l'occhio proprio"), si distende dall'esplodere della rivalità tra i Guisa e i Borbone alla pubblicazione, il 7 giugno 1598, della pace con la Spagna. Sostenuta e calibrata la forma, controllato lo scandito fluire dell'esposizione, sempre chiara spesso solenne e talora aulicamente ridondante. Aliena da venetismi la lingua e, semmai, con accentuazioni toscaneggianti. Ricco e accurato il lessico e sovente - designando armi bianche e da fuoco e i colpi da loro inferti, armature e parti di queste, esplosivi, fortificazioni, composizione d'eserciti e loro gerarchie funzioni specialità e disposizioni - tecnico, specialistico ipercaratterizzante. Scontata la buona fede - si tratti di fanatismo cattolico o di pertinacia ereticale ugonotta - del grosso dei contendenti che restano ottuse comparse d'un dramma di cui ignorano la dinamica, massa di manovra inferocita d'una terribile lotta per il potere nella quale gli autentici protagonisti, i capi, gli "eminenti" usano la religione a mo' di "velame" "pretesto" "colore" per "coprire interessi", occultare ambizioni, giustificare "inimicizie", mascherare disegni, nobilitare progetti. Sono guerre civili, non di religione. Teatro di menzogna e tradimento la politica, nella quale la brama d'affermazione si muove, come insegna Machiavelli, dapprima circospetta e volpinamente astuta per poi scatenarsi leoninamente aggressiva. Lealtà e fedeltà sono le virtù dei gregari, mentre la simulazione e la dissimulazione valgono pei o grandi", sono loro indispensabili. Sono un'"arte" in cui, non a caso, primeggiano Caterina, suo figlio Enrico III, Enrico di Navarra. Ma al di là delle schermaglie menzognere a corte e del cozzo armato in campo aperto - prevalgono quelle nella prima parte dell'opera, più spazio ha questo nella seconda 7, il leitmotiv della Storia è costituito dal contorto itinerario salvifico del degradato e vilipeso istituto monarchico. Questo, malgrado tutto, sbocca nella tenuta dei regno già slabbrato sbrecciato calpestato, s'attesta nella riscattata pienezza del comando centrale. Un esito felice cui presiede la volontà celeste. L'"occulta forza del fato" si trasforma - favorendo Enrico di Borbone - in "provvidenza di Dio". Eccezionali la sua abilità simulatoria, la sua perizia bellica, ma non bastevoli. Occorre la "grazia di Dio" che l'assiste perché la sua sorte s'identifica con la salvezza della monarchia, perché la sua vittoria significa redenzione per la Francia tutta. Eleganza stilistica, ricchezza informativa, ampiezza prospettica e, insieme, rigore monografico, ferrea coerenza d'interpretazione (riduttiva l'ottica tutto appiattente nell'esclusiva dimensione politica ma anche, proprio per questo, produttiva di un tessuto narrativo compatto, senza smagliature) nonché il tema stesso - realmente cruciale e fondante per la comprensione della storia moderna successiva così segnata dall'imperioso riaffacciarsi nell'agone internazionale della Corona di Francia - sono tutti fattori che, separati o concomitanti, valgono a spiegare l'immensa fortuna editoriale dell'opera. Oltre una trentina le ristampe - a Venezia, a Parigi, a Lione, a Rouen, a Milano, a Padova, a Siena, a Firenze - che si concludono con quella livornese del 1836, da arricchire, rispetto agli elenchi già fattine, con un'edizione veneziana del 1703 e una londinese del 1801-02. Cinque le edizioni, poi, della versione francese seicentesca di Jean Baudoin e due di quella successiva settecentesca di Pierre-jean Grosloy per i primi due libri e di Edme Mallet per i successivi; ben cinque le edizioni della traduzione spagnola di Basilio Varen de Soto". Esemplare in buone condizioni, dalle stampe ben inchistrate, tranne la seconda a doppia pagina che si presenta stanca, sporadiche ossidazioni.

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