SCHOTT Gaspar (1608-1660)

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MAGIA UNIVERSALIS NATURAE ET ARTIS, PARS III. & IV. IN IX LIBROS IDGESTA, QUIBUS PLERAQ; QUAE IN CENTROBARYCA, MECHANICA, STATICA, HYDROSTATICA, HYDROTECHNICA, AEROTECHNICA, & GEOMETRIA, SUNT RARA, CURIOSA, AC PRODIGIOSA, HOC EST, VERE' MAGICA, SEU THEORI

Specifiche

  • Autore:

    SCHOTT Gaspar (1608-1660)

  • Titolo:

    MAGIA UNIVERSALIS NATURAE ET ARTIS, PARS III. & IV. IN IX LIBROS IDGESTA, QUIBUS PLERAQ; QUAE IN CENTROBARYCA, MECHANICA, STATICA, HYDROSTATICA, HYDROTECHNICA, AEROTECHNICA, & GEOMETRIA, SUNT RARA, CURIOSA, AC PRODIGIOSA, HOC EST, VERE' MAGICA, SEU THEORI

  • Formato: In-4° antico
  • Cfr. Bibliografico: Thorndike VII, p. 598ff

Prezzo: € 900,00



Descrizione prodotto

Legatura coeva in piena pergamena rigida coeva, titolo manoscritto al dorso. Occhiello ; bella antiporta fifurata incisa su rame firmata da Froglich,1 carta binaca; 1 carta non numerata per introduzione; frontespizio; 18 pagine non numerate; 815 pagine numerate; 16 pagine non numerate di indici. All'interno, 21 tavole fuori testo incise su rame, 1 tavola sinottica ripiegata. a supervisione dello scienziato Athanasius Kircher presso l'università di Würzburg. È noto a livello scientifico principalmente grazie ai suoi studi fisici concernenti i principi della meccanica; perfeziona poi le bacchette moltiplicatrici di Nepero, apportando un piccolo contributo a quello che può essere considerato un prototipo di macchina aritmetica. I suoi interessi scientifici vengono allora contaminati da una forte tendenza al misterico; da questa sperimentazione nasce "Physica Curiosa", il suo testo più celebre. L'opera in esame è la sola prima parte di un poderoso lavoro, e la sezione in esame riguarda l'ottica a cui Schott dedicò molti studi, in particolare alla camera oscura seguendo le orme di Keplero. Il lavoro di Keplero sulla camera oscura gli permise di risolvere uno dei più importanti enigmi sull'ottica del tempo: il funzionamento dell'occhio,  con l'immagine capovolta formata sulla retina. Egli correttamente confrontò la camera oscura con l'occhio partendo dall'idea che  Leonardo da Vinci aveva nell'identificare il ruolo della lente e la retina. Questo esperimento fu realizzato nel 1657 da  Kaspar Schott, con l'occhio di un bue. Come sappiamo, l'immagine sulla retina non è destinato ad essere 'visto' ma viene inviato attraverso il nervo ottico al cervello, dove viene tradotto. Esemplare con forti ossidazioni a molte pagine, dovute alla scadente qualità della carta.  

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